Curiosità

Monchengladbach-Inter: dalla partita della lattina, alla qualificazione

Una delle vicende più incredibili della storia nerazzurra, che ancora oggi è avvolta da un alone di mistero sul reale andamento dei fatti

Martedì 1 dicembre si disputerà la quinta giornata della fase a gironi della Champions League che vedrà opposte nel Gruppo B Borussia Monchengladbach ed Inter. La partita sarà fondamentale per i nerazzurri che senza un successo potrebbero salutare anzitempo la compagnia e la possibilità di qualificarsi agli ottavi di finale.

Sfogliando nei precedenti tra le due formazioni c’è da segnalare la Buchsenwurfspiel, conosciuta dagli italiani come la “partita della lattina” che si disputò in occasione degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1971/72 sul vecchio campo dei tedeschi, il Bokelbergstadion.

Monchengladbach-Inter: la cronaca dei fatti

Era il 20 ottobre 1971 e la partita era valevole per l’andata degli ottavi di finale di quell’edizione di Coppa dei Campioni, che poi si concluse con la vittoria in finale dell’Ajax di Cruijff ai danni proprio dei nerazzurri. L’incontro si disputò al Bokelbergstadion, catino di poco più di 30000 posti con le tribune in legno che erano situate a ridosso del terreno di gioco.

Il Monchengladbach passa subito in vantaggio dopo appena sette minuti con Jupp Heynckes – futuro tecnico del Bayern Monaco – ma Boninsegna riesce al 19′ a riportare il risultato in parità. L’equilibrio dura poco, perchè al minuto 21 Le Fevre riporta avanti i tedeschi sul 2-1. Tutto accade al 29′ con Boninsegna che si appresta a battere una rimessa laterale ma cadde a terra colpito da una lattina.

I giocatori nerazzurri accerchiarono l’arbitro – l’olandese Jef Dorpmans – chiedendo la sospensione dell’incontro, scatenando la reazione dei tedeschi che accusavano l’attaccante interista di aver messo in atto una vera e propria messa in scena. Nella ressa generale l’oggetto scomparve, forse nascosto dai tedeschi.

Sandro Mazzola accortosi della mancanza, notò che nel settore dal quale fu lanciata la lattina erano presenti due tifosi italiani. Uno dei quali stava proprio bevendo una Coca-Cola e si fece dare la lattina vuota dal tifoso, portandola all’arbitro e dicendo che era proprio quella l’arma del delitto. Il direttore di gara prese atto e – una volta calmati gli animi – fece riprendere l’incontro con il tecnico nerazzurro Invernizzi che sostituì Boninsegna con Ghio.

La partita fu giocata praticamente solo dal Monchengladbach con i giocatori dell’Inter convinti dell’assegnazione della vittoria a tavolino. Il risultato finale fu di 7-1 in favore della squadra tedesca grazie alla doppietta di Netzer e alle altre reti di Le Fevre, Heynckes e Sieloff su rigore che scatenò le proteste di Mario Corso che fu addirittura espulso per aver dato un calcio all’arbitro (cosa mai confermata dallo stesso trequartista nerazzurro).

L’annullamento e la ripetizione della partita

A questo punto entra in scena una figura epica per l’intero mondo interista, l’avvocato e vicepresidente Peppino Prisco che fece ricorso alla Uefa chiedendo la vittoria a tavolino per l’Inter. Il caso fu discusso il 29 ottobre al Tribunale Sportivo di Ginevra con la seguente sentenza: annullamento della partita e ripetizione in campo neutro – a Berna – con squalifica del campo per il Monchengladbach per un turno e squalifica per 14 mesi dalle competizioni europee per Corso a causa dell’aggressione al direttore di gara.

I tedeschi presentarono appello e la cosa si protrasse oltre la data prestabilita per la disputa della partita di ritorno – che costituì l’andata – e venne disputata a San Siro il 3 novembre 1971. L’Inter vinse per 4-2 grazie ai gol di Jair, Bellugi, Boninsegna e Ghio, mentre per la squadra tedesca andarono in rete Le Fevre e Wittkamp.

La sentenza definitiva – dopo anche il nuovo ricorso dei nerazzurri che chiedevano nuovamente la vittoria a tavolino e la revoca della squalifica per Corso – stabilì che la partita doveva giocarsi. Fu cambiato il luogo, dando la possibilità al Monchengladbach di giocarla nella propria nazione (Germania Ovest) e l’Inter ottenne l’annullamento della squalifica di Corso.

L’1 dicembre si rigiocò la gara allo stadio Olimpico di Berlino e dopo un rigore parato da Bordon a Sieloff, la sfida terminò sullo 0-0 con i nerazzurri che riuscirono a qualificarsi per i quarti di finale.

Le versioni dell’episodio

Anche in patria la condotta dell’Inter fu criticata, soprattutto per il fatto di non aver battagliato nella partita d’andata per dimostrare che anche sul campo poteva riuscire a sopravanzare i tedeschi, rendendo vana la coda di polemiche che si era venuta a creare dall’episodio. Il giornalista dell’Unità Kino Marzullo definì il risultato ottenuto dai nerazzurri in tribunale come “un piccolo capolavoro di diplomazia, di quella per intenderci che vedeva la contessa Castiglione dare una mano a Costantino Nigra per convincere Napoleone III ad appoggiare il Piemonte”.

Senza l’ausilio delle telecamere nessuno comunque è mai riuscito ad affermare con assoluta sicurezza cosa fosse realmente accaduto. Ma la maggior parte – anche di nazionalità tedesca – affermarono che la lattina fosse stata lanciata verso Boninsegna, però ormai vuota e accartocciata non poteva provocare nell’attaccante nerazzurro un danno così grave come volevasi far credere.

Boninsegna ha invece sempre sostenuto la sua tesi, negando qualsiasi tipo di messinscena. Infatti dichiarò che svenne per il colpo ricevuto, e che una volta ripresosi fu portato negli spogliatoi dai medici dell’Inter che non vollero farlo tornare in campo.

Invece l’arbitro olandese Dorpmans ha inizialmente sostenuto che l’episodio deplorevole aveva avuto effetti negativi sul risultato finale della partita, per poi invece nel 2009 – a distanza di 38 anni – dire che gli italiani approfittarono della situazione e che rimase sorpreso dalla decisione della Uefa di far ripetere la partita.

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