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Leggende nerazzurre

Leggende nerazzurre: Giacinto Facchetti, condottiero dell’Inter

Il difensore nerazzurro ha vestito la maglia dell’Inter per 18 anni, dando il suo contributo e diventando uno dei migliori giocatori nella storia del calcio italiano

La carriera di Giacinto Facchetti è stata dedicata quasi interamente all’Inter, con una piccola parentesi nelle giovanili della Trevigliese. Sono ben 18 le stagioni che il difensore ha vissuto con la società di Milano, dando sempre il massimo ed entrando di diritto nella lista dei migliori giocatori nella storia del calcio italiano. Grazie a lui, il ruolo del difensore subì un’innovazione, quella della costante partecipazione alla fase offensiva che permetteva alla squadra maggior spinta in attacco.

Giacinto Facchetti: la storia

Giacinto Facchetti è nato a Treviglio il 18 luglio 1942 ed è morto a Milano il 4 settembre 2006. Si lega all’Inter nel 1960, dopo una brevissima esperienza nelle giovanili della propria città. Nel 1956 gioca infatti nella Zanconti Treviglio e negli anni 1957-60 gioca nella Trevigliese nelle vesti di attaccante.

Scoperto e portato a Milano da Helenio Herrera, arriva come terzino sinistro, con grande propensione all’attacco e alla spinta offensiva. Queste sue doti vengono messe subito in mostra già nelle giovanili dell’Inter. Allenato – e apprezzato – da Giuseppe Meazza, Facchetti si dimostra all’altezza anche nella massima serie, passando così nella squadra maggiore. All’inizio della sua militanza nell’Inter fu ribattezzato Cipe”, soprannome che lo accompagnò per tutta la vita.

L’esordio in Serie A arriva il 21 maggio 1961 in Roma-Inter (finita 0-2). Il 14 giugno dello stesso anno l’Inter affronta in amichevole il Fluminense. Facchetti parte dalla panchina ed entra a match in corso al posto di Calvani – come lui terzino sinistro “offensivo” – dimostrando tutte le sue doti.

La propensione alla fase offensiva e al gol viene poco a poco evidenziata dai numeri che Facchetti può vantare. In carriera ha messo a segno in 634 presenze ben 75 reti (tutte su azione) e nella stagione 1965/66 è diventato il primo difensore a siglare 10 gol nel campionato italiano. Le sue caratteristiche tecniche, difensive e offensive si sommano, nel corso degli anni, alla sua sportività e correttezza in campo e fuori dal campo. Difatti il difensore nerazzurro ottiene soltanto un’espulsione in tutta la sua carriera. Il rosso arriva in una partita nervosa contro la Fiorentina – vinta poi 1-0 dai nerazzurri – il 13 aprile 1975, a causa di un applauso ironico e polemico nei confronti del direttore di gara Vannucchi.

In ben 18 stagioni giocate con l’Inter, al terzino nerazzurro non sono mancati i trofei, e i riconoscimenti individuali. Ai 9 trofei conquistati con la squadra di Milano, si somma l’Europeo del 1968 con l’Italia.

Molto stimato e apprezzato per la sua classe, viene chiamato Giacinto Magno dal giornalista Gianni Brera, per via della statura e dell’autorevolezza ottenuta sul campo. Giocatore di grande sacrificio, riesce a fine carriera ad adattarsi al ruolo di stopper e libero, grazie anche a resistenza e velocità tipiche della sua persona.

Dopo aver partecipato alla conquista di numerose vittorie e trofei – facendo vivere all’Inter un periodo d’oro – il suo ritiro dal calcio giocato arriva il 7 maggio 1978 nel match contro il Foggia vinto per 2-1. Una volta appese le scarpe al chiodo, Facchetti diventa vicepresidente dell’Atalanta per poi tornare a Milano, dalla squadra che ama.

Giacinto Facchetti: il palmares

L’attaccamento alla maglia e la propensione al sacrificio e al gioco di squadra, sono chiari esempi espressi da Giacinto Facchetti nel corso della sua carriera all’Inter. Vanta di trofei conquistati con l’Inter ma anche diversi riconoscimenti personali, come l’inserimento nel 2004 nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi elaborata dalla FIFA e da Pelé, in cui occupa la 90esima posizione. Nel 2018 è entrato a far parte dei 100 giocatori più importanti nella storia dei Mondiali, in memoria delle sue prestazioni nel 1970. Il palmarès del giocatore nerazzurro dimostra i suoi grandi successi.

4 Campionati italiani

1 Coppa Italia

2 Coppa dei Campioni

2 Coppa intercontinentale

Menzione d’onore per il campionato europeo vinto nel 1968 con la nazionale italiana.

Giacinto Facchetti: la carriera in Nazionale

Il suo esordio con la nazionale maggiore arriva nel 1963, all’età di 21 anni. L’avversario di quella sera è la Turchia che ospita gli azzurri a Istanbul per una sfida valida per la qualificazione agli Europei 1964, vinta 1-0 dagli ospiti. Dopo quella partita, giocata il 27 marzo, Facchetti conquista 94 presenze nell’Italia, mettendo a segno 3 gol.

Qualche anno più tardi, vince da protagonista – e con la fascia da capitano- il campionato d’Europa del 1968 e sfiora l’impresa nel Mondiale successivo, quello del 1970. Da ricordare di questa competizione la vittoria per 4-3 contro la Germania Ovest, entrata nella storia. Al termine del campionato del mondo successivo (quello del 1974), sancisce anche un altro record: unico giocatore a disputare due mondiali consecutivi con la fascia da capitano. Viene poi convocato dal mister Enzo Bearzot per i Mondiali 1978 in Argentina. Lo stesso terzino però, nonostante fosse orgoglioso della proposta, si vede costretto a rifiutare poiché è in procinto di annunciare il suo ritiro.

Così l’addio alla Nazionale arriva il 16 novembre 1977, dopo aver totalizzato anche il record di presenze, superato negli anni successivi da diversi giocatori, come Zoff, Maldini e Buffon. Insieme a Tarcisio Burgnich, Facchetti ha giocato ben 58 partite formando la coppia difensiva più longeva della storia della nazionale italiana (dal 1963 al 1974).

Giacinto Facchetti: alcune curiosità

L’influenza di Facchetti nel mondo del calcio non si è esaurita soltanto durante i suoi anni da calciatore. Il terzino sinistro, ex giocatore dell’Inter e della nazionale, non ha infatti smesso di essere un esempio per tutti anche dopo la sua morte. Una volta ritiratosi, si è dedicato al ruolo di dirigente, accompagnando gli azzurri al Mondiale 1978 in Argentina.

Dopo essere stato rappresentante all’estero per l’Inter, ha vissuto una breve parentesi all’Atalanta per poi ritornare a Milano, durante la presidenza di Massimo Moratti. Qui ha ricoperto prima il ruolo di direttore generale, in seguito di direttore sportivo. Nel 2003 riceve però una squalifica di due turni da parte del giudice sportivo per essere entrato nello spogliatoio dell’arbitro durante un match tra Chievo e Inter (con vittoria dei veneti). Questo avvenimento ha comportato anche un’ammenda di 5.000 euro.

Viene nominato vicepresidente della Beneamata nel novembre 2001, assumendo anche l’incarico presidenziale nel gennaio 2004 a seguito delle dimissioni di Massimo Moratti. Facchetti è stato dunque l’unico ex giocatore dei nerazzurri a rivestire una carica dirigenziale così importante, interrotta soltanto con la sua morte. Durante questo periodo ha ottenuto uno Scudetto (vinto a tavolino per le sentenza Calciopoli), due Coppa Italia e due Supercoppe italiane.

Una volta avvenuto il suo decesso, la società dell’Inter decide di ritirare la maglia numero 3 da lui indossata. Negli anni successivi il calciatore ha ricevuto tantissimi riconoscimenti, come quello del Presidential Award, per via del suo contributo dato al mondo del calcio sia nei panni di giocatore che di dirigente.

Sono stati inseriti diversi titoli e premi per omaggiare non soltanto i suoi valori etici e sportivi, ma anche la sua correttezza. Tra questi un Campionato Primavera ha preso il suo nome – per decisione della Lega Nazionale Professionisti – mentre la Gazzetta dello Sport ha creato il Premio Internazionale Giacinto Facchetti. 

Molte vie del paese hanno preso il suo nome, la prima intitolata si trova nel comune di Monte San Vito, presenti la moglie Giovanna e il figlio Gianfelice. Gli è stata dedicata anche una piazza a Cesano Maderno e diversi palazzetti dello sport “PalaFacchetti” sia a Treviglio (sua città natale) che a Matera, Cassano d’Adda e altre città.

A Giacinto Facchetti è ispirato anche il personaggio di un romanzo di Giovanni Arpino, dal titolo Giacinto in Azzurro Tenebra (del 1977). Quest’opera è infatti dedicata all’avventura e al percorso della nazionale italiana nel Mondiali 1974. Infine il 26 agosto 2011 gli Stadio – gruppo musicale – ha pubblicato un singolo intitolato Gaetano e Giacinto, dedicato proprio a quest’ultimo e a Gaetano Scirea, due simboli del calcio italiano.

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