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Interviste

Inter, il responsabile dell’area medica: “Giocatori preoccupati dalla ripresa”

Piero Volpi, ex medico sociale dell’Inter e attuale responsabile dell’area medica, fa il punto della situazione in vista della ripartenza della Serie A

La carriera di Piero Volpi, al momento del ritiro, non ha seguito la tradizionale parabola degli altri calciatori. Dopo un’onesta militanza come libero nelle serie inferiori, infatti, una volta appese le scarpette al chiodo ha sfruttato la laurea in Medicina conseguita all’età di 27 anni e la successiva specializzazione in Chirurgia ortopedica per diventare prima medico sociale dell’Inter in piena era Moratti (dal 1995 al 2000), poi di nuovo sotto la presidenza Thohir e infine in qualità di attuale responsabile del settore medico della società nerazzurra.

In questo momento di stop dovuto al Covid19, il suo parere sulla ripresa del campionato diventa ancora più autorevole vista l’esperienza diretta. “Io due mesi fa ho avuto il Coronavirus, sono stato anche ricoverato per questo. Il problema lascia strascichi anche dal punto di vista psicologico, non solo fisico. Nei calciatori e negli sportivi è un tema da non sottovalutare”, ha dichiarato a Sky Calcio Club.

I nodi da sciogliere

Per Volpi ci sono ancora diversi ostacoli per la ripartenza del campionato. “I nodi principali da sciogliere sono quattro: responsabilità penale del medico, ritiro prolungato, quarantena per tutti in caso di positività e il reclutamento della diagnostica. Cioè la materiale disponibilità di tamponi e test sierologici. “Non c’è equità legislativa in tutte le regioni al momento. Le linee guida dicono che non devi andare a toccare i test e i tamponi della popolazione. I reagenti tendono a scarseggiare non solo in Italia, ma in tutta Europa”. Un problema di non facile soluzione, soprattutto secondo il nuovo protocollo all’esame del Comitato tecnico scientifico. L’ultima proposta avanzata, infatti, parla di test molecolari – in sostanza, gli esami dei tamponi – da effettuare a 72/96 ore dall’inizio degli allenamenti di gruppo e nel momento in cui ripartiranno gli allenamenti collettivi. Poi verrà ripetuto ogni 4 giorni. Il test sierologico per la ricerca degli anticorpi viene, invece, effettuato all’inizio degli allenamenti collettivi e successivamente ogni 14 giorni.

Per quanto riguarda il ritiro, sembra per il momento accantonata l’idea di un raduno blindato chiuso ad ogni contatto esterno. “Il ritiro ha due controindicazioni su tutte: le responsabilità e l’aspetto psicologico dopo due mesi di reclusione. Le società non hanno strutture per stare in ritiro in 60/70 persone. Noi all’Inter abbiamo fatto i test, ma non siamo in grado di andare in ritiro con tutti. E siamo una società importante, figuratevi quelle con strutture più piccole”. I soggetti appartenenti al “Gruppo Squadra” (come viene definito dal protocollo) dovranno raggiungere il luogo di allenamento e far ritorno al domicilio al termine dell’allenamento con mezzi propri e rispettando le misure anti contagio. Dovranno essere evitati, per quanto possibile, gli autisti. Tutti i soggetti dovranno essere dotati di mascherine e, quando è previsto, anche di guanti. Naturalmente, la fine del concetto di “raduno blindato” attenua le responsabilità del medico sociale, che coprirà solo il momento degli allenamenti dei calciatori. “Diventa una forma più alleggerita, perché il calciatore è sotto controllo solo per alcune ore, ma i medici non possono essere responsabili in questo caso, tornando i giocatori a casa”, commenta Volpi.

“Ho sentito molti giocatori, della nostra squadra e di altre: hanno voglia di riprendere, ma sono preoccupati. Oggi nessuno può dare loro garanzie. La categoria sì, è di persone sane, con risposte immunitarie buone. Ma attorno a loro ci sono anche le persone dello staff e la responsabilità è su tutto il gruppo, non solo sui calciatori”. La domanda più importante, infatti, resta sempre quella: cosa succede nel caso di una positività? Secondo il protocollo si dovrà provvedere immediatamente all’isolamento del soggetto interessato, mentre tutti gli altri componenti del Gruppo Squadra che hanno avuto contatti con lui verranno sottoposti ad isolamento fiduciario presso una struttura concordata, dove riceveranno un’attenta valutazione clinica da parte del medico sociale, il quale provvederà ad effettuare il tampone ogni 48 ore per almeno due settimane e i necessari esami sierologici. Nessun componente del Gruppo Squadra, quindi, potrà avere contatti esterni, ma sarà consentito al gruppo isolato di proseguire gli allenamenti.

Soluzione che, però, non convince del tutto Volpi: “Con l’isolamento per tutta la squadra in caso di positività diventerebbe impossibile riprendere. Resta infatti il problema di come comportarsi se la positività dovesse emergere durante il momento agonistico della ripresa del campionato. Per conoscere la decisione sull’argomento, però, pare si dovrà aspettare lo sviluppo della curva epidemiologica dei prossimi 10/12 giorni.

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