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Interviste

Inter, Moriero ricorda Simoni: “Un signore, non era facile allenarci”

Francesco Moriero racconta i suoi anni all’Inter dedicando un pensiero a Gigi Simoni, l’allenatore di Crevalcore scomparso da poco

Lo “sciuscià” di Ronaldo, Francesco Moriero, in una diretta Instagram sulla pagina “Il Cuoio – Calcio Vintage”, ha ripercorso diverse tappe della sua carriera, soffermandosi in particolare sugli anni all’Inter e sul rapporto speciale con Gigi Simoni, spentosi all’età di 81 anni. “È sempre vicino a me, non è andato via” – racconta l’ala destra – “Gigi è stato un grande allenatore, ma è riduttivo dire così. Lo ricordiamo tutti come un signore, una persona umile“. Moriero proprio l’anno scorso ha scritto un’autobiografia intitolata “Kekko, passa la PALLA!”: una frase che Simoni gli disse in occasione del bellissimo gol realizzato l’11 gennaio 1998 contro il Piacenza, dopo aver dribblato quasi mezza squadra avversaria.

L’Inter di fine anni ’90

Moriero arriva in nerazzurro nell’estate del 1997 dalla Roma di Mazzone, passando sotto la guida tecnica di un allenatore del tutto diverso come Simoni. “C’è da dire che non era facile allenare quell’Inter, perché eravamo una banda di matti“. Quella stagione è importantissima per la squadra perché è la prima stagione italiana di Ronaldo. La grandezza di Simoni, secondo Moriero, è stata nella semplicità: “Un giorno entrò e disse ‘Ragazzi, qui siete tutti uguali tranne uno’. Ci ha conquistato. Poi, se serviva, sapeva anche alzare la voce, ma l’ha fatto poche volte. Lui trattava tutti allo stesso modo, Ronaldo come Moriero, Moriero come il ragazzo della Primavera. Faceva sentire tutti importanti“.

In poco tempo, l’ala destra pugliese diventa uno dei pupilli dell’allenatore: “Mi ricordo una partita di Coppa Uefa in cui mi disse ‘Kekko, tu non devi pensare a giocare come un calciatore normale, tu sei un calciatore fortissimo. Devi essere un esempio per questa Inter’. E io lo guardavo come a dire ‘Mister, ma che c… stai dicendo?’. Ha lasciato bellissimi ricordi”. Anche per questo motivo, Moriero e Francesco Colonnese, ex difensore nerazzurro, hanno creato una chat per ricordare l’allenatore scomparso da poco con tanti altri grandi giocatori, da Bergomi a Pagliuca passando per Zamorano e Ronaldo.

Nella stagione 1997/98 l’Inter chiude il campionato in seconda posizione, ma la banda di Simoni si rifà in Europa vincendo la Coppa UEFA con un perentorio 3 a 0 rifilato alla Lazio. Moriero parte dalla panchina: “Ero incaz… nero, avevo fatto tutte le partite. Mi ero meritato di giocare la finale, ma il mister mi mise in panchina. Noi però rispettavamo le decisioni del mister, anche perché in quell’anno eravamo stati tutti fuori tranne uno”. Altro chiaro riferimento al Fenomeno. “Poi guardi la formazione e vedi che quella sera giocavano Djorkaeff, Ronaldo e Zamorano, quindi poi capisci che magari con Moriero la squadra sarebbe stata ancor più sbilanciata. È stata la prima volta che ha giocato con tre punte, ha stupito tutti”.

L’ala italiana, però, non si fa abbattere ed entra al 68′, sul risultato di 2-0. Gli bastano pochi minuti per servire in profondità Ronaldo, che si invola e va a segnare uno dei suoi gol più iconici. “Noi non eravamo tesi, eravamo anzi convinti di poter vincere, anche se loro erano molto forti. Con la Lazio avevamo perso a Roma. Mi ricordo che Colonnese andò da Ronaldo e gli disse ‘Guarda che quelli della Lazio sono tranquilli, perché sei l’unico che non gli ha fatto gol’. E Ronie rispose ‘Va bene, allora adesso gli faccio vedere io’. E infatti li ha fatti impazzire” – ricorda Moriero ridendo – “La Lazio, va detto, era una grande squadra, ma anche noi non scherzavamo. Quell’Inter era veramente forte“.

L’anno dopo si aggiunge alla squadra un altro pezzo da novanta, Roberto Baggio. “Non voglio prendermi meriti non miei, però ai Mondiali del ’98 ero quasi sempre in camera di Baggio e lo caricavo ‘Vieni all’Inter, qua si vince, c’è un grande presidente’. Ci abbiamo lavorato”. Purtroppo, però, nonostante il nutrito gruppo di campioni la squadra non porta grandi risultati. Con l’arrivo di Baggio, Roby prende la 10, Ronaldo la 9 e Zamorano s’inventa l’1+8. Tra loro e Recoba, in attacco c’era di tutto e di più. Non dimentichiamo Ventola, Pirlo a centrocampo, dietro Bergomi. A nomi era una squadra stratosferica, ma abbiamo vinto poco“. 

Motivo per cui a fine novembre del 1998 arriva l’esonero di Simoni. Un esonero ingiusto, cosa che ha confermato anche Moratti anni dopo. Avevamo vinto col Real Madrid, eravamo a soli cinque punti dalla prima, era arrivato Baggio: dovevamo soltanto carburare. Simoni vinse la Panchina d’oro e noi andammo tutti a cercare di far cambiare idea al presidente, ma non ci fu niente da fare. E da lì ci sfilacciammo. Fu come quando in una famiglia un figlio si allontana. Per noi era un punto di riferimento, anche se potevamo e dovevamo vincere di più“. Un grande rimpianto per Moriero, secondo cui Simoni era l’allenatore ideale per quell’Inter: “Era amato dalla gente e dalla squadra, e noi eravamo consapevoli di essere forti e di poter vincere lo Scudetto”.

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