Adriano Inter
Interviste

Adriano: “L’Inter è la mia seconda casa. Imperatore grazie ai tifosi”

Il brasiliano ripercorre i suoi trascorsi con la maglia dell’Inter, parlando dei suoi gol in nerazzurro e del rapporto con i tifosi

Intervenuto nell’anteprima della rubrica “Inter Classics“, dedicata per l’occasione ad Inter-Milan del campionato 2008/09, Adriano oltre a commentare la controversa rete – l’ultima dell’Imperatore con la maglia nerazzurra – che contribuì alla vittoria della sua squadra ha ripercorso anche alcuni momenti vissuti a Milano, senza dimenticare il supporto e l’amore dei tifosi. “Ho segnato di testa, no?” chiede ridendo, ma poi aggiunge “Sì, l’ho colpita con la mano, ma non l’ho fatto apposta: ho abbassato troppo la testa e la palla è arrivata sul braccio”.

I ricordi nerazzurri dell’Imperatore

L’attaccante brasiliano, ormai trentottenne, ha trascorso all’Inter la stagione più prolifica della sua carriera, con i 28 gol in 42 presenze dell’annata 2004/05, ma ricorda in particolare l’importanza del derby di Milano. “Per noi calciatori giocare il derby era troppo importante. È emozionante, la partita più importante per la città. Personalmente andavo in campo sempre nervoso, sapendo che avrei giocato contro calciatori spettacolari. La tensione era alle stelle, ma fare un gol in quelle partite è qualcosa di impressionante“. Le sfide tra Inter e Milan dei primi anni 2000 erano particolari perché, come ricorda Adriano, “C’era molto Brasile. La parte migliore era che dopo la partita chi vinceva avrebbe cominciato con gli sfottò, c’era un bel clima”. Tra i connazionali, un nome su tutti è impresso nella sua memoria: “Con Maicon ci conoscevamo benissimo, era più facile. Lui sapeva dove trovarmi, io sapevo dove avrebbe messo la palla”. 

Grande feeling anche con gli altri mancini di quell’Inter. “Ho imparato tantissimo con Mihajlovic e Recoba. A fine allenamenti restavamo ad allenarci sulle punizioni, questo mi ha dato forza. Li ringrazierò sempre”. E non è un caso che il primo gol di Adriano arrivi proprio su calcio di punizione, contro un avversario prestigioso. Il mio gol preferito è sicuramente quello contro il Real Madrid alla mia prima partita con l’Inter, quando nessuno mi conosceva. Un gol molto importante per la mia carriera”. Era il 14 agosto del 2001, nel Trofeo Bernabeu, ma i tifosi difficilmente dimenticheranno la potenza del sinistro di quel giovane brasiliano con un’improbabile maglia numero 14. “Sulle punizioni ci eravamo allenati io, Seedorf e Materazzi. Loro avevano notato che calciavo bene e forte. Durante la partita, Seedorf mi chiamò per dirmi che aveva chiesto a Marco di lasciarmi tirare. Per me è stata una sorpresa, fortunatamente ho tirato una bella punizione. Per i tifosi è stata una gara importante per conoscermi. Ringrazio Dio per quel gol all’esordio”.

Altri gol memorabili che hanno segnato la storia di Adriano all’Inter sono il primo in Serie A, realizzato contro il Venezia nel settembre 2001 “Meno male che ci ho creduto, era difficile ma sapevo di poter segnare restando lì” e la doppietta contro l’Udinese nel 2004, che lo fa entrare definitivamente nel cuore dei tifosi nerazzurri. Adriano, appena tornato da una partita con il Brasile, in pochi minuti dall’inizio della gara risolve la partita contro i friulani: prima scarica in rete una punizione precisa e potente da 25 metri, poi archivia la pratica partendo palla al piede dalla propria trequarti e concludendo in porta dopo una cavalcata con cui ha fatto fuori tre difensori. Momenti indimenticabili, è stata un fortuna giocare quella partita, altrimenti avrei preso una multa per essere tornato in ritardo. Dovevo per forza fare qualcosa in più”.

Infine, il pensiero va ai tifosi che non gli hanno mai fatto mancare l’affetto e il supporto nonostante il periodo buio vissuto dal brasiliano in nerazzurro. Ringrazio i tifosi che mi hanno fatto diventare l’Imperatore. Li ringrazio per tutti i momenti passati insieme, ho sempre detto che l’Inter è la mia seconda casa. So di aver sbagliato un po’, ma è perché non ero a posto con la testa per la morte di mio padre, non ero io. Ho cercato di andare via per quello, era una cosa personale, non perché non volevo più stare all’Inter. Chiedo scusa a tutti i tifosi, ma allo stesso tempo sento di ringraziarvi perché sono stato accolto bene e un giorno spero di poter tornare a salutare tutti. Mi avete sempre supportato e aiutato nei momenti difficili“. Gli anni passano, ma il cuore resta nerazzurro.

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